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Lavoro Archive

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Focus group su conciliazione tempi di vita e tempi di lavoro

Se qualcuna ha voglia di contribuire a questa ricerca, copiamo qui di seguito le parole con cui una delle ricercatrici la presenta:
Buongiorno,
 
sono Giulia Rodeschini, dottoranda all’Università degli Studi di Trento.
Sto collaborando a Bologna (dove vivo) ad una ricerca all’interno del , il cui obiettivo principale è quello di “analizzare come i sistemi di welfare in 11 città europee influenzino la partecipazione femminile al mercato del lavoro e come questa di conseguenza si ripercuota sul corso di vita di uomini e donne, sulla struttura delle ineguaglianze, sulla coesione sociale e sulla sostenibilità del modello sociale europeo”.
 
Vi scrivo perché il nostro gruppo di ricerca (coordinato dal prof. Costanzo Ranci del Politecnico di Milano) sta cercando alcune donne interessate a partecipare ad un focus-group (ovvero ad una discussione di gruppo della durata di circa un paio d’ore) dove si scambieranno opinioni e racconti sulla conciliazione tra il lavoro e le richieste della propria famiglia.
 
In particolare, le donne da coinvolgere devono essere occupate e residenti a Bologna e prendersi cura di:
- un bambino in età prescolare (sotto ai 6 anni)
- OPPURE di un anziano non auto-sufficiente.
 
Le persone interessate possono scrivere al mio indirizzo: giuliarodeschini@gmail.com
o telefonarmi al numero 3474014697
 
Grazie mille per la vostra disponibilità,
cordiali saluti
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Madri a perdere – Gli orfani della globalizzazione

 

Rilancio un articolo di Stefania Ragusa, uscito due giorni fa sul Corriere Immigrazione, che fa molto riflettere sui tragici paradossi della società in cui stiamo, su un ordine del mondo che, come scrive Diego Fusaro in Minima mercatalia, abbiamo “a tal punto interiorizzato da essere vissuto come legittimo, naturale e intrascendibile” (p. 166). Lo sarà poi davvero? Read the rest of this entry »

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Quei corpi di donne

Matilde, Giovanna, Antonella, Tina sono le operaie tessili rimaste uccise nel crollo della palazzina a Barletta, dove lavoravano in nero  retribuite meno di quattro euro all’ora. Insieme a loro è morta anche Maria la figlia dei titolari del maglificio. Solo un’altra operaia è sopravvissuta. Lavoravano senza ferie, malattia, maternità: alcune erano  ragazze madri lasciate senza futuro nel Paese de “i figli so pezze e core”,dove  le politiche a sostegno della maternità sono una sceneggiata, anzi una buffonata. Un lavoro in un maglificio ricavato in un sottoscala e  fatto con gioia,  una piccola porzione di futuro schiacciata dal crollo. Un lavoro che probabilmente non concedeva nemmeno sabati per stare a casa con i figli o i familiari.

Donne che forse non avevano nemmeno immaginato di percorrere grandi rotte nella loro vita ed erano felici di navigare a vista grazie a quel lavoro in quel piccolo sottoscala. Un progetto di vita prima del crollo, e poi dopo il crollo,  nemmeno più una vita. I funerali si sono svolti ieri e ho pensato a quei corpi giovani composti nelle bare. Eppoi mi sono venuti in mente altri corpi.

Corpi sfruttati col lavoro nero e mal pagato, corpi di donne che sentendosi senza futuro vorrebbero abortire perché incinte e costrette all’iter sfinente di trovare un medico che pratichi aborti nelle strutture pubbliche perché i medici sono diventati quasi tutti obiettori, e lo Stato, quella parodia che ne è rimasta, non si preoccupa più di garantire l’applicazione della legge 194; ho pensato ai corpi delle donne incinte, sole e senza un lavoro o con il marito disoccupato che  scelgono di avere un figlio e quando si rivolgono ai servizi sociali per ricevere aiuto, si sentono dire che farebbero meglio ad abortire: il welfare è stato ridotto all’osso dai tagli del Governo; corpi di donne stanchi e pieni di amarezza che fanno lo slalom tra le follie di una società meschina quanto schizofrenica;  ho pensato ai corpi delle donne e al loro correre affannoso per conciliare lavoro e cura dei figli, con una scuola che rende loro il compito sempre più difficile, il tempo pieno è  una rarità come i posti all’asilo o al nido; ho pensato ai corpi delle donne ricattate sessualmente dai datori di lavoro, soprattutto se straniere, perché tanto “le donne sono tutte in vendita” e c’è sempre un aspirante “utilizzatore finale” che le ricatta col lavoro di cui hanno bisogno per vivere; e poi ho pensato ai corpi delle donne cassintegrate o licenziate perché sono donne, ai corpi di quelle privilegiate che si laureano a pieni voti e finiscono nei call center o restano bloccate da tetti di cristallo.

Sono corpi stanchi e pieni di amarezza e sono donne dimenticate. Dovremmo scendere in piazza in un milione per rivendicare che le donne non siano dimenticate da una società che le sta mettendo sempre più ai margini con insofferenza, e che nega loro dignità, riconoscimento o rispetto. Le politiche per le donne sono un relitto affidato al passato. Ma siamo troppo spesso preoccupate della rappresentazione dei corpi delle donne per ricordarci dei corpi stanchi e pieni di amarezza delle donne.

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L’autogol delle blogger

palloneSecondo una mia amica, la donna negli anni accede a quei posti di lavoro che non interessano più agli uomini. Facciamo un esempio: quando il diritto allo studio era per pochi, gli uomini studiavano le donne no.

Quando la terza media era il massimo per un uomo, la donna doveva accontentarsi della terza/quinta elementare. Così via, fino alle differenze master/solo laurea e, per venire a noi, tecnologie informatiche/web 2.0.

E’ il mondo delle donne, sento da più parti: le donne condividono, chiacchierano, sono elastiche, multitasking. Questo però spesso si traduce in: visto che le mamme sono a caccia disperata di un lavoro, noi le assumiamo per niente e loro sono contente perché così conciliano lavoro e famiglia.

Che bello: non dobbiamo truccarci per andare in ufficio. Non abbiamo riunioni con i colleghi. Non dobbiamo preoccuparci della pensione, tanto non l’avremo. Possiamo digitare tra una poppata e l’altra e anche alle tre di notte, dopo aver dato la tachipirina al pupo con la broncopolmonite, donne! Le occhiaie del mattino dopo? Non sono un problema, si diceva.

Siamo tutte mamme, sorelle, amiche e siccome questo per noi è un ambiente naturale e siccome queste, per noi, sono professioni compatibili con la cura della famiglia, allora perché farne un lavoro? Nei giorni ottimisti ringrazieremmo persino i nostri datori di lavoro: non abbiamo neanche dovuto pagare per un corso di aggiornamento e ci ritroviamo con un mestiere in mano.

Nei momenti di solitudine estrema, col cervello in tilt per overload di link e  polpastrelli fumanti, quando proprio ci prende male, ci basta entrare in terapia di gruppo, su Facebook o nei blog personali. Il mal comune mezzo gaudio, fatto di pacche sulle spalle e di orgoglio da blogger ci compensa di molte fatiche.

Non paragonerò mai, è chiaro, le condizioni in cui lavoro io con quelle delle operaie di Barletta, sarebbe davvero blasfemo, ma, di sicuro, vedo la stessa rassegnazione, lo stesso pensare che non si può ottenere niente di meglio. Certe volte, il mio compenso è pari al loro e mi sento schiacciata dalle non opportunità.

Mi tocca allora lavorare molto su me stessa per ricordare che: è importante che le nostre competenze come blogger vengano incrementate di giorno in giorno, che ci costruiamo una credibilità professionale, che ci diamo un’immagine che combaci perfettamente con il tipo di professionalità che possiamo offrire, che pensiamo l’una all’altra come ad una professionista prima/oltre che un’amica on line.

Dobbiamo pretendere e cercare una retribuzione consona. Tra professioniste dobbiamo darci una mano ad ampliare il nostro raggio d’azione, senza spintonarci l’una con l’altra pur di ottenere un buon piazzamento del proprio blog personale. Perdere tempo a coltivare un piccolo orticello, se il nostro scopo è entrare nel mondo del lavoro, non serve. Serve una squadra.

Vi ricordo a questo proposito l’incontro Le nuove professioni delle donne che si terrà a Bologna il 15 ottobre 2011 e che si occupa, attraverso seminari e laboratori, di far conoscere alle donne le nuove opportunità lavorative offerte dalla rete. Tutti i dettagli nell’articolo dedicato.

Foto | Flickr

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Il cervello delle mamme

Metto in rete stasera un post che Serena ha già pubblicato poco più di un mese fa, sul blog Genitori crescono (gestito con l’amica Silvia), e che ha riscosso molto interesse, non solo fra chi ha già commentato. Buona lettura. Read the rest of this entry »

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Il mio Mondo Nuovo

Quella di Francesca è un’altra storia di discriminazioni subite sul posto di lavoro da una donna incinta. Ma il suo racconto non si sofferma su questo evento, molto grave (di cui avremo modo di parlare tra pochi giorni proprio qui grazie a un’altra bella testimonianza), ma sull’occasione in cui lei ha potuto e ha saputo trasformare questo sopruso, ascoltando un io profondo che i ritmi accelerati delle nostre esistenze spesso ottundono. Perché procreando spesso ci si scopre anche più creative. Read the rest of this entry »

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Più tempo a casa – La scelta di A.

Rientrando qualche giorno fa ho trovato, nella mia casella di Donne Pensanti, questo messaggio che vi ricopio per intero. Una sorpresa che mi ha fatto molto contenta perché A. è una delle amiche che ho trovato diventando mamma: se penso ai nostri primi incontri vedo un cerchio di donne sedute a terra con accanto i loro bimbi di poche settimane, sgambettanti, appoggiati su un tappettino morbido lì accanto o tutti compresi nell’ennesima poppata, o magari addormentati beati nelle loro tutine sempre troppo grandi. Al centro un’ostetrica dalle curve dolci e il sorriso luminoso, che ci faceva raccontare quei nostri giorni di smarrimento e beatitudine, ansie e scoperte, magari insegnandoci qualche trucco contro le coliche e qualche massaggio rilassante, facendoci sentire importanti e coccolate anche noi. Read the rest of this entry »

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Chiedimi se sono felice (Lettera al ministro Brunetta)

Cominciare il 2010 con una testimonianza che ha come fulcro la questione lavorativa mi sembra un modo per sottolineare la nostra consapevolezza rispetto alla grave crisi economica che stiamo attraversando che, tra l’altro, ha ripercussioni decisive, anche se forse non immediatamente evidenti, su quell’identità femminile alla quale stiamo cercando di dare profondità e ricchezza con questa galleria di ritratti, che va facendosi sempre più sfaccettata. Read the rest of this entry »