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Venerdì 23 novembre: doppio appuntamento con Le Vocianti

Continuano, all’interno del VII Festival La Violenza Illustrata organizzato dalla Casa delle donne per non subire violenza, gli eventi che vedono il nostro collettivo in prima linea. Venerdì prossimo, 23 novembre, l’appuntamento sarà doppio: alle 17 alla Biblioteca Italiana delle Donne di via del Piombo 5, a Bologna, presenteremo insieme all’Associazione Hamelin il documentario 2012: Comizi d’amore. Ricerche sul genere, frutto dell’omonimo progetto di educazione al genere realizzato nelle scuole superiori da Hamelin Associazione Culturale, Paper Moon Associazione, Valentina Greco e Stefania Voli. Read the rest of this entry »

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Violenza e rivalsa

Martedì 20 novembre,  ore 16,30
Sala dello Zodiaco – Palazzo della Provincia,
via Zamboni 13 BOLOGNA

VIOLENZA E RIVALSA

Riflessioni e osservazioni in merito ai possibili scenari futuri del quadro legislativo italiano in materia di affido condiviso,
separazione e riconoscimento della PAS (sindrome di alienazione parentale).
Intervengono
· Elena Tasca
Avvocata, Casa delle donne
· Luca Degiorgis
Giudice Onorario del Tribunale per i Minorenni di Bologna

(foto scattata da Cristina Demaria)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Presentazione del progetto Comizi d’amore. Ricerche sul genere

Il 2 ottobre alle ore 10 si terrà al Cinema Lumière la giornata conclusiva, dedicata alle scuole, del progetto 2012: Comizi d’amore.

Il progetto, curato dalle Associazioni Hamelin e Paper Moon in collaborazione con Valentina Greco e Stefania Voli, vuole ricordare Pier Paolo Pasolini nel 90° anniversario della nascita, riprendendo e aggiornando l’omonimo film-inchiesta del 1965.

Saranno presenti Gabriella Montera, Assessora alle Pari Opportunità della Provincia e Gianluca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna.

Se Pasolini offriva il quadro di un paese profondamente contraddittorio riguardo i ruoli di genere, 2012: Comizi d’amore si propone di indagare una società in cui nonostante le apparenze non è chiaro quali siano davvero le conquiste raggiunte. Malgrado l’Italia abbia ratificato nel 1985 la Convenzione dell’ONU per l’eliminazione di ogni discriminazione di genere, poco o nulla è stato fatto sul piano dell’immaginario per applicarla. Basta guardare le pubblicità che, caso unico in Europa, propagandano ancora stereotipi di genere che ingabbiano uomini e donne in ugual misura. Basta scorrere i nomi delle donne uccise dall’inizio dell’anno a oggi per trovarsi di fronte a un vero e proprio bollettino di guerra che, inesorabile, conta già 107 “cadute”. In un momento come l’attuale, è quindi sempre più vitale costruire terreni di incontro in cui promuovere la cultura e il rispetto delle differenze, specie di genere. Il progetto 2012: Comizi d’amore ne ha voluto costruire uno, accomunando di proposito 5 scuole del territorio bolognese molto diverse tra loro: licei classici, enti di formazione professionale e istituti tecnico-professionali. Ha voluto costruire, cioè, le condizioni per cui ragazzi e ragazze potessero conoscersi, confrontarsi su vissuti di genere e incontrare la cittadinanza.

Il progetto si è svolto da gennaio a maggio 2012. Nella prima fase, ha proposto incontri-laboratori di sensibilizzazione e discussione delle principali tematiche legate all’identità di genere e all’educazione sentimentale, con un ultimo incontro dedicato alla stesura delle domande in preparazione dell’intervista. La seconda fase ha visto la realizzazione delle interviste da parte dei ragazzi e delle ragazze ai coetanei/alle coetanee delle altre scuole partecipanti e alla cittadinanza negli spazi della città, nei marcati e a scuola, in piazza e in zona universitaria.

Dalle interviste è stato tratto un video documentario che verrà proiettato in anteprima il 2 ottobre e che è già stato selezionato per partecipare alla XXXIV edizione del Festival “Cinema e Donne” di Firenze.

Come Comizi d’amore di Pasolini, anche il documentario realizzato dalle scuole contiene interviste a personalità della cultura e dell’informazione.

A tal proposito, sono stati intervistati Gianni Sofri, Linda Chiaramonte e Porpora Marcasciano.

A conclusione del progetto, si sono registrati risultati ben oltre le aspettative. I 200 ragazzi e ragazze coinvolti si sono assunti la responsabilità di 2012: Comizi d’amore e lo hanno trasformato in un loro progetto, diventandone gli autori principali. Si sono posti e hanno posto domande sulla sessualità, sull’identità di genere, sull’educazione sentimentale, sull’orientamento sessuale, sulle relazioni famigliari; e sono stati i primi ad accorgersi che c’è qualcosa di stonato nella rappresentazione dei corpi e dei ruoli femminili e maschili nei media, i primi a individuare gli stereotipi e a controbattere. Segno che i ragazzi e le ragazze, quando si mettono in gioco, rispondono bene e con prontezza agli stimoli, alla riflessione, alla discussione.

Non restano solo le interviste realizzate, un dvd e un libretto, che verranno distribuiti alle scuole partecipanti, ma anche la consapevolezza che la strada da percorrere è lunga, ma che, forse, qualche primo passo sia già stato fatto.

Il progetto è a cura di Hamelin Associazione Culturale e Paper Moon, in collaborazione con Valentina Greco e Stefania Voli, con il sostegno della Provincia di Bologna, la partecipazione di Cineteca di Bologna e di Biblioteca Salaborsa Ragazzi, e il patrocinio del Comune di Bologna e del Servizio Sanitario Regionale dell’Emilia-Romagna.

Scuole coinvolte: CIOFS/FP; ECIPAR Bologna; Liceo Galvani; Liceo Minghetti; Istituto tecnico-professionale Manfredi-Tanari.

Per maggiori informazioni:
www.hamelin.net
051.233401
info@hamelin.net

 

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4. Appunti di educazione al genere: la mia esperienza alla scuola estiva di italiano

Con una collega particolarmente sensibile a questi temi, abbiamo deciso quest’anno di imperniare la scuola estiva d’italiano per stranieri, che ha accolto ragazze e ragazzi delle scuole medie inferiori nelle ultime due settimane di giugno, su un percorso di educazione al genere. Dovevamo insegnare l’italiano utilizzando approcci il più possibile ludici – lezione frontali vietate, in altre parole! – e abbiamo scelto di farlo dando una curvatura improntata all’educazione al genere. Avevamo con noi una trentina di ragazzini dai livelli linguistici molto diversi (alcuni in Italia da 3-4 anni, altri da pochissime settimane), provenienti da tanti paesi – un folto gruppo di pakistani e filippini, ma anche indiani, bangalesi, moldavi, rumeni, russi, ucraini, un ragazzo peruviano, una ragazza della Costa d’Avorio e una marocchina. Un gruppo bellissimo in cui si è creata in poche ore un’atmosfera insieme distesa e stimolante: sono nate delle amicizie, sono partiti dei dibattiti in cui “i più audaci” si esponevano dando fondo a tutte le loro risorse linguistiche pur di far capire come la pensavano. Nel corso delle prime due giornate, ci siamo concentrate su una serie di attività che ci dessero modo di cominciare il nostro breve percorso didattico, mirato all’insegnamento dell’italiano L2, permettendoci al tempo stesso di fare una prima conoscenza con i partecipanti, nonché di valutare sinteticamente il loro livello nella comprensione e nella produzione in italiano. Inoltre, visto che gli allievi provenivano da tante scuole diverse (una decina), era  necessario anche creare un breve periodo di confronto affinché gli utenti cominciassero a familiarizzare fra di loro. Abbiamo così organizzato una serie di giochi di presentazione corredati da esercizi svolti in un unico gruppo, nel giardino sottostante la sede del corso. Si è lavorato soprattutto sulla presentazione di se stessi: dai dati basilari alla descrizione fisica e, a grandi linee, psicologica. Dal terzo giorno abbiamo iniziato a connotare più decisamente il corso nella direzione che avevamo progettato introducendo nell’insegnamento della lingua seconda elementi che avessero a che fare con l’educazione al genere. Le nozioni appena apprese, relative alla descrizione (tratti fisici, vestiti, colori, espressioni, sentimenti), sono state utilizzate dagli apprendenti per illustrare con brevi testi due immagini per ognuno, una raffigurante un uomo e l’altra una donna, ritagliate da una serie di riviste fornite da noi educatrici o portate dagli alunni. Nei giorni successivi, gli incontri si sono sempre articolati sostanzialmente in due momenti distinti: la prima parte della mattinata l’abbiamo passata lavorando con il gruppo nella sua interezza, giù in giardino, con attività tese a fornire il lessico e le strutture morfo-sintattiche più adeguate per poi svolgere i laboratori in cui all’apprendimento della lingua veniva data una curvatura che aveva a che fare, più o meno direttamente, con l’educazione al genere. Gli utenti sono stati allora suddivisi in cinque gruppi omogenei per genere e sono stati invitati a creare due cartelloni ciascuno, intitolati “Lui” e “Lei”, con immagini e parole riconducibili rispettivamente all’universo maschile e a quello femminile. E qui i partecipanti si sono sbizzarriti, non utilizzando solo le foto ritagliate, ma disegnando anche, o aggiungendo parole significative. Sono usciti dati interessanti: anche a causa delle immagini femminili che ricorrono sui giornali, le donne raffigurate sono sempre giovani (spesso giovanissime) e molto attraenti, vestite elegantemente e sempre truccate; gli uomini hanno età più differenziate, sono attraenti ma quasi per sbaglio, come se il punto fosse un altro: sono professionisti realizzati nel lavoro, possibilmente ricchi, come indicano gli accessori che li accompagnano: orologi costosi e auto di lusso. Un gruppo costituito esclusivamente da ragazzi orientali ha disegnato attorno ai figurini delle modelle tante belle case, rinchiudendole amorevolmente (considerata la cura e il tempo che hanno dedicato al disegno) in una sorta di recinto dorato; un altro gruppo, sempre maschile, ha disegnato, nel cartellone dedicato ali uomini, strade che si perdevano all’orizzonte e fuoristrada.

Alcune alunne hanno scattato delle foto in primo piano ai partecipanti e poi ognuno ha creato, aiutato dai compagni e dalle educatrici, un acrostico del suo nome che lo raccontasse attraverso delle qualità positive.

A partire da una brevissima fiaba di Fabian Negrin, contenuta in Favole al telefonino, a cui abbiamo cancellato il finale che è stato così inventato dagli studenti di nuovo divisi in gruppi (sia omogenei che eterogenei per genere), le ragazze e i ragazzi sono stati invitati a riflettere sulla relazione fra apparenza e interiorità della persona.

I vari acrostici sono stati riportati accanto alla foto di ogni alunno. Abbiamo così delineato un percorso teso a mettere in luce quella che noi consideriamo un’evoluzione spesso non colta nella società in cui viviamo: dalla rappresentazione falsa e patinata all’unicità irripetibile di ogni persona vera e in carne e ossa.

Lavorando soprattutto con ragazze e ragazzi provenienti da famiglie migranti, tocco ogni giorno con mano quanto sia assolutamente necessario, oggi, affrontare quei percorsi di educazione al genere che, per tanti motivi, ci sembrano sempre più urgenti, in un’ottica complessa, perché i piani che si intersecano sono molteplici e le istanze appaiono spesso talmente complicate e, non di rado, contraddittorie, che una soluzione unica e lineare è altamente sconsigliabile perché implicherebbe indubbiamente omissioni gravi. Rifacendosi al pensiero del filosofo e sociologo Edgar Morin molti pedagogisti contemporanei sottolineano proprio l’importanza di pluralizzare il proprio sguardo, non limitandosi a un approccio esclusivamente improntato alla differenza di genere che, in ogni caso – è importante ribadirlo – rimane un tema ineludibile e ancora troppo poco battuto in ambito educativo, ma coniugando questa componente formativa fondamentale nell’ambito di sensibilità consapevoli che in gioco ci sono altre differenze estremamente potenti sul piano della formazione degli individui e delle loro relazioni.

Vorrei allora segnalare alcuni testi in cui si prende atto di questa complessificazione:

-Educare al genere. Riflessioni e strumenti per articolare la complessità, che propone percorsi di decostruzione e ricostruzione delle rappresentazioni sul genere in linea con le ultime acquisizioni teoriche.

- Donne migranti. Verso nuovi percorsi formativi (a cura di Cambi, Campani, Ulivieri)

- Migrazioni al femminile (monografico rivista “Inchiesta”)

- Fuori dal silenzio, a cura di Antonio Genovese, Federica Filippini e Federico Zannoni, in cui le questioni di genere sono state affrontate da ragazze/i evidenziandone il legame con le questioni generazionali.

[continua]

 

L’immagine è tratta da http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Summer_school_painting_class_2006_009.jpg

 

 

 

 

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Note a margine – Lettura musicata da “Svegliatevi, bambine!”

Mercoledì 11 Luglio alle 18.30
presso il Centro Documentazione Donne in via del Piombo 5, Bologna

Note a margine – Lettura musicata da “Svegliatevi, bambine!”


Combattere gli stereotipi sul femminile significa anche portare alla
luce voci dissonanti, vissuti che eccedono l’omologazione e che spesso vengono taciuti dalle rappresentazioni egemoni. Noi le abbiamo raccolte in uno scritto collettivo: sconosciute unicità prendono forma davanti ai nostri occhi per creare una trama fitta che sa di passato e presente, di vicino e lontano, di quotidiano e di ancestrale. Il tutto accompagnato da brani di vari repertori: dal Barocco alla musica popolare siciliana, dal Fado portoghese al Blues nostrano.

      Jessica Bruni, voce narrante

        Beatrice Sarti, voce (contralto)

              Silvia Cavalieri, voce

                  Vincent Spinelli, chitarra e voce

Testi di Isabela Figueiredo, Angela Perna, Lucianna e Clarissa Pinkola Estés.

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flash mob contro la violenza maschile sulle donne

Le pietre della piazza mi bruciano i polpacci, non pensavo si scaldassero così tanto, intanto guardo le nuvole che si chiudono lentamente sul cielo velato dallo smog.
Ci siamo trovate poco più di mezz’ora fa, davanti alla casa delle donne, in tante.

Più di settanta persone. Ci hanno dato dei cartelli e ci siamo incamminate, chi lungo via Castiglione, chi per il portico del Pavaglione, passando vicino ai negozi dell’alta moda Bolognese.

A tutte hanno regalato degli sguardi straniti, una donna seduta ad un tavolino davanti al bar si è chinata verso il compagno e ci ha indicate leggendo sottovoce i nomi che abbiamo sul petto.

Il mio è quello di una donna di 82 anni, si chiamava Giovanna, Stefania invece indossa quello di una ragazza di poco più di trenta. Intorno a noi sfilano donne di ogni età.

Arriviamo in piazza del Nettuno dove qualcuno ci chiede che cosa stiamo facendo, poi partono le percussioni e entriamo.

La piazza è grande, nel week end si riempe dei ragazzi che chiacchierano davanti alla sala borsa e del pubblico di Beppe Maniglia, quando ci apriamo la riempiamo tutta e la cosa mi impressiona

Iniziano a chiamare i nomi, e piano piano ci sdraiamo a terra.

“Giovanna Sfoglietta, 82 anni uccisa dal marito” è il mio, mi stendo e le pietre iniziano a bruciare come il peso che ho sul petto.

“DAL PRIMO GENNAIO 2012 IN ITALIA SONO STATE UCCISE 67 DONNE DALLA VIOLENZA MASCHILE”

   

   

   

 

 

le foto sono di Cristina De Maria

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#apply 194

La consulta ha dichiarato inammissibile la richiesta di incostituzionalità su l’articolo 4 della legge 194.

Bene, quindi tutto a posto?

Assolutamente no.

Quel diritto è posto costantemente sotto attacco, basta leggere come la notizia viene commentata sull’avvenire di oggi da Lucio Romano (presidente nazionale dell’Associazione Scienza & Vita), che rilancia la necessità di arrivare ad una modifica che tenga conto del diritto all’obiezione di coscienza, ma che evidentemente ignori il diritto delle donne, sancito dalla legge.

Si mette quindi, ancora una volta, la confessione davanti alle persone.

 

Bisogna quindi attivarsi perché l’attenzione e le azioni per la salvaguardia e l’applicazione della 194 continuino.

Per questo rilanciamo il post firmato da Blogger Unite(D) e condiviso da :

Vita da streghe,  Giovanna CosenzaMarina TerragniAssociazione Pulitzer Loredana Lipperini 

E’ accaduto ieri. Mentre i giudici della Consulta decidevano sulla legittimità costituzionale dell’articolo 4 della legge 194 sull’interruzione di gravidanza, erano a Roma, Napoli, Salerno, Bologna, L’Aquila, Mestre, Torino, Milano, Livorno, Reggio Calabria. Erano a Londra. Erano in rete: su Facebook, dove venivano condivise notizie e fotografie dai presidi. Erano su Twitter, dove l’hashtag #save194 veniva rilanciato continuamente fino all’annuncio: la Corte respinge il ricorso giudicando “manifestamente inammissibile” la questione di legittimità sollevata.
Erano le donne e gli uomini che ribadivano diritto di scelta. La sentenza ha dato loro ragione.
Tutto finito? No. Tutto comincia, e comincia adesso.
Accendere i riflettori su una questione significa porla in primo piano, dove è giusto che sia. In queste settimane molte donne e uomini si sono chiesti come mai occorra, ancora, difendere una legge degli anni Settanta.
Occorre difenderla, è la risposta, perché quella legge non solo viene posta sotto attacco da anni, in innumerevoli campagne che da questo momento non vanno più, per motivo alcuno, definite “pro life”, ma solo e unicamente “no choice”.
Occorre difenderla perché è come se non ci fosse. Perché la percentuale di obiezione di coscienza (oltre il 90% nel Lazio, ma con numeri altissimi in tutte le regioni italiane) fa sì che per molte donne sia più semplice andare altrove. Rivolgersi a un privato, o espatriare (come fanno altre donne: quelle cui la legge 40 impedisce, di fatto, di diventare madri).
Occorre difenderla non solo perché verrà attaccata ancora, ma perché, fra pochi anni, non ci saranno più neanche quei pochi  ginecologi che la attuano, oggi, fra mille difficoltà.
Occorre difenderla e rilanciare:
– con una legge che introduca educazione sessuale e al genere nelle scuole, e campagne sulla contraccezione
– con il rafforzamento dei consultori
– con una presa di posizione netta e pubblica sulla non liceità dell’obiezione di coscienza dei farmacisti per quanto riguarda la pillola del giorno dopo
– con la possibilità reale e diffusa di usufruire della ru486
– con misure che garantiscano l’ingresso negli ospedali di nuovi medici non obiettori e di tutte le altre che sarà possibile mettere a punto in Italia e in Europa, con un coinvolgimento dei rappresentanti dei cittadini che non sia occasionale.

Perché il momento è adesso. I diritti che garantiscono libertà e dignità non sono un ripiego, non sono questione da rimandare a causa di una delle crisi economiche più drammatiche vissute da questo paese. I diritti sono ciò su cui questo paese si regge. Da questo momento, dunque, #apply194.

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22 giugno: Nessun(A) dorma, la notte bianca dei centri antiviolenza

Venerdì 22 giugno i centri antiviolenza apriranno le porte e accoglieranno gli uomini e le donne che vorranno visitare i luoghi dove si lavora a sostegno delle donne vittime di violenza. L’iniziativa è nata dall’associazione nazionale D.i.Re (donne in rete contro la violenza) e dei 60 centri antiviolenza aderenti che operano sul territorio italiano.

I centri che parteciperanno all’iniziativa, per questioni logistiche una trentina, resteranno aperti dalla sera fino alla notte, (ognuno ha scelto fasce orarie differenti) e molti hanno affiancato a questa iniziativa anche altre manifestazioni pubbliche.

Una notte bianca per testimoniare la volontà di esserci in un momento di tagli ai finanziamenti e alle convenzioni, o nonostante finanziamenti che non ci sono mai stati e che probabilmente non ci saranno mai; l’Onu la scorsa estate ha giudicato inadempiente l’Italia nelle politiche in materia di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne.

Le operatrici stringono i denti e vanno avanti con quella determinazione caparbia e ostinata delle donne, esperte millenarie di resistenza.

Quando non ci sono risorse economiche l’unica strada è l’autotassazione di tempo e di denaro. Si ritagliano ore e giorni della propria vita affettiva o lavorativa per ascoltare gli “indicibili racconti delle segrete stanze” come amava dire Carmine Ventimiglia nelle occasioni di scambio e confronto con i centri. Aiutare le donne a spezzare una relazione violenta è un percorso che in Italia ancora oggi, è irto di ostacoli fatti di pregiudizi culturali, disinformazione, smagliature volontarie o involontarie della politica e delle istituzioni, leggi e procedure ancora inefficaci.

Si sta lì mentre la violenza familiare aumenta insieme ai femminicidi e soprattutto mentre cresce ciò che la alimenta: l’impoverimento economico ma anche culturale, e all’interno di questi la disparità di potere nelle relazioni tra uomini e donne.

Esiste anche una violenza sociale fatta dalle dimissioni in bianco, dal precariato e dalla disoccupazione che colpisce tutti ma ancora di più le donne; la violenza sociale ha anche il volto del boicottaggio della legge 194 che con l’obiezione di coscienza sta rendendo impossibile l’interruzione volontaria della gravidanza e apre le porte all’aborto clandestino per cui si paga o si muore. La libertà di scegliere la maternità si nega con il licenziamento e con l’obiezione alla 194 che in Italia è ormai tra il 50 e il 70%. Schizofrenie su cui impattano le vite delle donne.

Violenza sociale sono le proposte di legge che vorrebbero imporre con la separazione, l’affido condiviso sempre e comunque, anche nei casi di maltrattamento, esponendo le donne vittime di violenza ad una continua e pericolosa relazione con i mariti o padri maltrattanti come sta avvenendo con i disegni di legge di modifica della legge 54/2006 in questi giorni. I nostri governi da una parte varano le leggi antistalking e dall’altra preparano leggi che espongono le vittime allo stalker: ancora schizofrenie di una politica oligofrenica.

Eppoi ci sono le donne ancora più ai margini: le donne straniere penalizzate nella denuncia contro la violenza familiare perché più povere, più isolate e penalizzate anche dalle leggi sull’immigrazione.

Lo spettro di una società che pensavamo di esserci lasciata alle spalle si fa sempre più consistente ed è ancora più minaccioso di un tempo con i suoi conati di fascismi ed integralismi che portano sempre come conseguenza anche la negazione della libertà e della dignità delle donne.

I centri resteranno aperti la notte bianca anche per questo: per testimoniare che ci sono e vanno avanti, nonostante le difficoltà, abitati dalla caparbia e ostinata determinazione delle donne, esperte millenarie di resistenza.

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#save194

Quello che segue è un post che compare su diversi blog a partire da Lipperatura, che vogliamo rilanciare anche noi.

Sembra, ogni volta, di dover ricominciare da capo. Facciamolo, allora, e partiamo da una domanda. Questa: “tutte le donne italiane possono liberamente decidere di diventare madri?”. La risposta è no.
Non possono farlo, non liberamente, e non nelle condizioni ottimali, le donne che ricorrono alla fecondazione artificiale, drammaticamente limitata dalla legge 40.

Non possono farlo le donne che scelgono, o si trovano costrette a scegliere, di non essere madri: nonostante questo diritto venga loro garantito da una legge dello Stato, la 194.

Quella legge è, con crescente protervia, posta sotto accusa dai movimenti pro life, che hanno più volte preannunciato (anche durante l’ultima marcia per la vita), di volerla sottoporre (di nuovo) a referendum.
L’articolo 4 di quella legge sarà all’esame della Corte Costituzionale – il prossimo 20 giugno – che dovrà esaminarne la legittimità, in quanto violerebbe ” gli articoli 2, (diritti inviolabili dell’uomo), 32 I Comma (tutela della salute) e rappresenta una possibile lesione del diritto alla vita dell’embrione, in quanto uomo in fieri”.

Inoltre,  quella legge è svuotata dal suo interno da anni. Secondo il Ministero della Salute sono obiettori sette medici su dieci (per inciso, i cattolici praticanti in Italia, secondo i dati Eurispes 2006, sono il 36,8%): in pratica, si è passati dal 58,7 per cento del 2005 al 70,7 per cento del 2009 per quanto riguarda i ginecologi, per gli anestesisti dal 45,7 per cento al 51,7 per cento e per il personale non medico dal 38,6 per cento al 44,4 per cento. Secondo la Laiga, l’associazione che riunisce i ginecologi a difesa della 194, i “no” dei medici arriverebbero quasi al 90% del totale, specie se ci si riferisce agli aborti dopo la dodicesima settimana. Nei sette ospedali romani che eseguono aborti terapeutici, i medici disponibili sono due; tre (su 60) al Secondo Policlinico di Napoli. Al Sud ci sono ospedali totalmente “obiettanti”. In altre zone la percentuale di chi rifiuta di interrompere la gravidanza sfiora l’80 per cento, come in Molise, Campania, Sicilia, Bolzano. Siamo sopra l’85% in Basilicata. Da un’inchiesta dell’Espresso di fine 2011, risulta che i 1.655, non obiettori hanno effettuato nel solo 2009, con le loro scarse forze, 118.579 interruzioni di gravidanza, con il risultato che più del 40% delle donne aspetta dalle due settimane a un mese per accedere all’intervento, e non è raro che si torni all’estero, alla clinica privata (o, per le immigrate soprattutto, alle mammane). Oppure, al mercato nero delle pillole abortive.

Dunque, è importante agire. Vediamo come.

Intanto, queste sono alcune delle iniziative che sono state prese:

1) Lo scorso 8 giugno, Aied e Associazione Luca Coscioni hanno inviato a tutti i Presidenti e assessori alla sanità delle Regioni un documento sulle soluzioni da adottare per garantire la piena efficienza del servizio pubblico di IVG come previsto dalla legge. “Siamo altresì pronti a monitorare con attenzione l’applicazione corretta della legge e, se necessario, a denunciare per interruzione di pubblico servizio chi non ottempera a quanto prevede la legge”, hanno detto.

Le proposte sono:

Creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza;
Elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza;
Concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG;
Utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori;
Deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti.

2) La scorsa settimana ha preso il via la campagna contro l’obiezione della Consulta di Bioetica Onlus: qui trovate le informazioni e qui il video.

Diffondere queste informazioni è un primo passo. Ce ne possono essere altri. Fra quelli a cui, discutendo insieme, abbiamo pensato, ci sono:

1) Raccogliere testimonianze. Regione per regione, città per città, ospedale per ospedale, segnalateci gli ostacoli nell’accesso all’IVG e alla contraccezione d’emergenza. Potete farlo anche in forma anonima, nei commenti al blog. Ma è importante: perché solo creando una mappa dello svuotamento della legge è possibile informare su quanto sta avvenendo ed eventualmente pensare ad azioni anche legali.

2) Tenere alta l’attenzione in prossimità del 20 giugno. Lanciate su Twitter l’hashtag #save194, fin da ora.
L’intenzione di questo post è quella di informare. Non è che il primo passo: perché la libertà di scelta continui a essere tale, per tutte le donne.

Postato in contemporanea da:

Marina Terragni

Giorgia Vezzoli

Giovanna Cosenza

Lola

Chiara Lalli

Lorella Zanardo

Dol’s.it

Si fa presto a dire mamma

Femminismo a Sud

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Postfemminismo? La cultura e la politica di genere nell’era Berlusconi

 

Ecco il programma del convegno che si terrà il prossimo fine settimana a Bologna, in cui interverrà anche Valèrie Donati del collettivo Le Vocianti

Per approfondire questo il link dell’evento >>>

—  segue il programma —

Giovedì 7 giugno – SSSUB, Via Marsala 26

 

Benvenuto e apertura congresso

9.15

 

Session 1

9.30 – 10.45

MASCULINITIES – MASCOLINITA’

Chair: Danielle Hipkins, University of Exeter

Catherine O’RaweUniversity of Bristol

“L’uomo perfetto? Masculinity, Star Studies and Postfeminism in Italian Cinema”

Jessica Bombasaro-BradyLondon School of Economics

“Framing Race and Masculinities: African Migrant Protests and Political Responses in Italy”

Rebecca BaumanColumbia University

“Manhood in the Time of Crisis: Masculinity in Contemporary Italian Film”

Session 2

10.45 – 12.00

POSTFEMINIST FEMALE MEDIA IDENTITIES –

IDENTITÀ MEDIATICHE E POSTFEMMINISMO

                 Chair: Catherine O’Rawe, University of Bristol

Ella FegitzGoldsmiths College, University of London

“Foxy-Knoxy: a postfeminist killer (or candid innocent?)”

Ellen NerenbergWesleyan University

“Cattive mamme/figlie: delinquenza femminile e circo mediatico-giudiziario a inizio millennio”

Ilaria MasengaUniversity of Exeter

“Reclaiming the White Wedding: Postfeminism and Tradition in the Online Negotiation of Marriage”

…..

Light lunch

12.00 – 1.00

….

Round  Table: Gendered Identities in Advertising – Identità di genere nella comunicazione pubblicitaria

1.00 – 2.00 pm

Chair: Anna Lisa Tota, Università di Roma III

with Giulia CerianiPresidentBABAMara CinquepalmiBloggerGiovanna CosenzaUniversità di BolognaMichele GiarratanoLawyer, Antidiscriminatory Policies of Cassero; Massimo Guastini,President, Art Directors Club Italiano (ADCI); Vincenzo GugginoInstitute of Self-Discipline in Advertising(IAP); Giorgia VezzoliBlogger

 …..

Screening 

2.00 – 2.25 pm

Il corpo delle donne by Lorella Zanardo, Marco Malfi Chindemi e Cesare Cantù

Post- screening discussion

2.30 – 3.15 pm

IL CORPO DELLE DONNE E I GIOVANI MILLENNIALS: PROGRAMMI DI EDUCAZIONE AI MEDIA NELLE SCUOLE PER UNA CITTADINANZA ATTIVA

with Lorella ZanardoAuthor, Media Expert, and Activist

RespondentNicoletta Marini-MaioDickinson College

ModeratorPatrizia VioliUniversità di Bologna

Session 3

3.30 – 5.15 pm

ITALIAN FEMINIST DISCOURSES – DISCORSI DI FEMMINISMO ITALIANO

Chair: Paola Bonifazio, University of Texas at Austin

Paola Di CoriUniversità di Urbino

“«Houston: abbiamo un problema». Sul buon uso della memoria femminista”

Alessandra MontalbanoNew York University

“Post-femminismo italiano: un Femminismo Plurale”

Ida DominijanniJournalisteditorialist of Il Manifesto

“Un caso di bio-politica postpatriarcale”

Juliet GuzzettaUniversity of Michigan

“The Theatricality of Italian Feminism in the Third Wave”

….

Coffee Break

5.15 – 5.30 pm ….

Session 4

5.30 – 6.45 pm

POSTFEMINIST COMMODIFICATIONS – MERCIFICAZIONI POSTFEMMINISTE

Chair: Áine O’Healy, Loyola Marymount University

Danielle HipkinsUniversity of Exeter

Nessuno mi può giudicare? Prostitution, postfeminism and popular cinema”

Alan O’LearyUniversity of Leeds

“Men and Women in the cinepanettone, with Clothes On and Without”

Nicoletta Marini-MaioDickinson College

Nuda, calda, coscialunga: Cinematic Representations of Gender from Liberating Icons to Postfeminist Masquerades”

….

Venerdì 8 giugno – SSSUB, Via Marsala 26

 

Session 1

9.00 – 10.00

DISCURSIVE  CONSTRUCTIONS – COSTRUZIONI DISCORSIVE

Chair: Charlotte Ross, University of Birmingham

 Denise FilmerDurham University

“Berlusconi’s (other) women: Representations of Berlusconi’s Sexist Language in the British Press”

Gerardina AntelmiAdam Mickiewicz University

“The Language of Italian Press and the Female Identity in the Last Period of Berlusconi’s Government”

Coffee Break

10.00 – 10.15

Session 2

10.15 – 12.00

BEYOND BERLUSCONI – OLTRE BERLUSCONI

Chair: Ellen Nerenberg, Wesleyan University

Giovanna CosenzaUniversità di Bologna

“Il neo-femminismo italiano alla prova dopo Berlusconi”

Krizia NardiniUniversity of Utrecht

“Il cavaliere che resta in noi: Critical Perspectives on Italian Masculinity within the Theories and Practices of the Contemporary Men’s Network Maschile Plurale

Elisabetta ConventoBoston University, Padova

“From Due Partite to Di Nuovo: Cristina Comencini’s feeble Postfeminist footprint”

…….

Light lunch

12.00 – 1.00 pm

 ….

Screening

1.00 – 2.00 pm

Diversamente Etero by Elena Tebano, Marica Lizzardo, Milena Cannavacciuolo, Chiara Tarfano

Post screening discussion

2.00 – 3.00 pm

with Elena TebanoAuthor and jornalist & Milena CannavacciuoloAuthor and producerIvan Cotroneo,TV Author and Film director, writer and editor (podcast); Nicoletta Landi & Gessica Iannone, Circolo Arcigay Il Cassero, Progetto Scuola; Valerie DonatiPresident, Donne Pensanti

Respondents: Yuri Guaiana, Scholar and activist and Sergio Lo Giudice, Honorary president of Arcigay Italy, president of PD Group, city of Bologna

ModeratorEllen NerenbergWesleyan University

Session 3

3.15 – 4.30 pm

DISCOURSES OF HOMOSEXUALITY IN CONTEMPORARY ITALY – DISCORSI SULL’OMOSESSUALITA NELL’ITALIA CONTEMPORANEA

Chair: Keala Jewell, Dartmouth College

Yuri GuaianaScholar and activist

“Omofobia istituzionale”

Charlotte RossUniversity of Birmingham

“«I’m not a lesbo-feminist but…»: lesbian-feminist politics in contemporary Italian culture”

Dario AccollaUniversità di Catania

“Il linguaggio della politica e la questione omosessuale in Italia”

….

Coffee Break

4.30 – 4.45 pm

Session 4

4.45 – 6.30 pm

POSTCOLONIALISM – POSTCOLONIALISMO

Chair: Ombretta Frau, Mount Holyoke College

Valerie McGuireNew York University

“A Harem for the Pasha”

Caterina RomeoUniversità La Sapienza

“Postcolonial Feminist Representations and the Collapse of (Feminist) Grand Narratives in Contemporary Italy”

Cosetta GaudenziUniversity of Memphis

“Postfeminism and Postcolonialism in Contemporary Italian Cinema: The Case of the Escort in Massimiliano Bruno’s Nessuno mi può giudicare

Aine O’HealyLoyola Marymount University

“Gender, Labor, Affect: Representing Women’s Work in a Transnational Frame”

Discipline della Comunicazione, Via Azzo Gardino 23

 Evening reception – Light dinner will be served

7.00 – 8.00 pm

 

Screening, AULA B

8.15 pm

Cosmonauta by Susanna Nicchiarelli

Post-screening discussion

9.45 pm

with Susanna NicchiarelliFilm Director and scholarRita Finzi, Vice President, Lega Coop Bologna, President, Comittee of Equal Opportunity, Bologna; Laura Taccini, Università di Bologna, Student; Alice Zecchinelli, Università di Bologna, Student

ModeratorPaola BonifazioUniversity of Texas at Austin

…..

Sabato 9 giugno – Ex convento di Santa Cristina, Piazzetta Giorgio Morandi 2

 

Session 1

9.00 – 10.15

MEDIA, SEX, POWER – MEDIA, SESSO, POTERE

Chair: Anna Maria Tagliavini, Biblioteca Italiana delle Donne, Bologna

Bianca TerraccianoUniversità La Sapienza

“Bodies and clothes genres: una mappa delle configurazioni discorsive di genere”

Francesca Anania, Università degli Studi della Tuscia, Viterbo

“Mass Media, Gender and Television”

Olivia GuaraldoUniversità di Verona

“Insignificante padrone: media, sesso e potere nell’Italia contemporanea”

Session 2

10.15 – 11.30

WOMEN AND PERFORMANCE – DONNE E PERFORMANCE

Chair: Nicoletta Marini-Maio, Dickinson College

Sciltian GastaldiUniversity of Toronto

“Quasi una voce nel deserto: la performance culturale di Luciana Littizzetto”

Giuditta Bassano e Silvia VitiUniversità di Bologna

“Da Lorena Bianchetti a Simona Ventura: chi ci guiderà nel buio dei nostri valori”

Coffee Break

11.30 – 10.45

 

Round Table: Postfeminism in Italy? – Un post femminismo italiano?

11.45 – 1.00 pm

With Dacia MarainiWriter and activistAngela McRobbieGoldsmiths College, University of London(podcast)Antonella OlsonUniversity of Texas at Austin;

ModeratorsPaola Bonifazio, University of Texas at AustinNicoletta Marini-MaioDickinson CollegeEllen NerenbergWesleyan University

All speakers and symposium attendees welcome

Light lunch and closing remarks

1.00 pm