short term loans .
Amoxil

social art Archive

1

8 marzo. “Senza paura” – Lettura musicata dai “Monologhi della vagina”

IMMAGINE SENZA PAURADella incredibile dirompenza simbolica dei Monologhi della vagina di Eve Ensler ho già scritto la scorsa estate. L’effetto dilagante che ha avuto quest’opera, in continua trasformazione da un’idea semplice e rivoluzionaria – ognuna a raccontarsi a partire dalla sua vagina, crogiolo di sensazioni, odori, sapori, traumi e scoperte – è l’ennesima prova di come la narrazione sappia tanto spesso innescare la miccia della complicità creativa, di una condivisione trasformativa, che dal punto di vista politico favorisce orizzontalità e partecipazione. Perché il pensiero evolve nella parzialità e nell’incompletezza, e ogni pretesa di essere esaustivi ormai la vivo come un malcelato bluff: tanto vale prendere atto della nostra intrinseca perifericità e schiuderci dal nostro angolo, dai nostri anfratti più oscuri e dimenticati. Farli parola, con umiltà e coraggio. Non è più in un dibattito che troppo spesso finisce per parlarsi addosso che trovo vera comunicazione e stimoli evolutivi – forse perché il dibattito tante volte dimentica di farsi dialogo – ma nell’effetto intensificante che certa arte riesce a creare. Può stupire allora quello a cui uno sguardo che pensavamo irrelato può dare vita: in un effetto-domino di scala intercontinentale, l’esperimento di Eve Ensler è diventato, nell’attivismo globale del V-day, movimento sociale, azione politica concreta, di denuncia contro la violenza sulle donne e di sostegno ai luoghi dove le donne che hanno subito violenza vengono ospitate e curate. Perché, nell’arte, la parzialità e il convivere di pulsioni opposte non necessitano di riconciliazione  e questo ci dà la misura della sua intrinseca, preziosa complessità: “L’arte ha reso l’attivismo più creativo e audace, l’attivismo ha reso l’arte più mirata, più concreta, più pericolosa. Il trucco, in entrambi i casi, è stato quello di evitare da una parte l’ideologia e il fondamentalismo, e la frammentazione e l’irresponsabilità dall’altra. Il trucco è stato cominciare a gettare le fondamenta […] e poi sperare che gli individui e i gruppi portassero in quell’esperienza la loro visione, la loro cultura e la loro creatività. Il trucco è stato creare qualcosa che fosse concreto ma fluido, qualcosa che può propagarsi rapidamente e tuttavia ha solidità, qualcosa che possa essere posseduto e modificato da molti e ha certi ingredienti e leggi che permettono questa adattabilità. Il trucco è stato vivere nelle contraddizioni pur mantenendo fermi i principi, le convinzioni e gli scopi”, scrive l’autrice nella prefazione.

Ancora una volta abbiamo colto la disponibilità alla personalizzazione che i Monologhi propugnano, affiancando alla recitazione dei brani per noi più significativi, canzoni e danze che a nostro avviso li sottolineano, per contrasto o per analogia, continuando a farli risuonare più a lungo e più in profondità.

L’8 marzo porteremo il nostro spettacolo a Ca’ de Mandorli, vicino a Bologna. Qui i dettagli

Senza paura

con

Bianca Ferricelli, attrice
Ulduz Ashraf Gandomi, attrice
Jessica Cestaro, danzatrice
Beatrice Sarti, voce
Silvia Cavalieri, voce
Hugo Venturelli, chitarra e percussioni

“Mettere fine alla violenza contro le donne significa aprirsi al grande potere delle donne, al mistero delle donne, al cuore delle donne, alla sfrenata, infinita sessualità e creatività delle donne. E non avere paura.”
Storie di vita che si incarnano senza reticenze né eufemismi a costruire un intenso mosaico di voci, corpi e sonorità disparate.

0

SocialArt#1-The Pink and Blue Project

Il numero 931 della rivista Internazionale pubblica alcune immagini tratte da The Pink and Blue Project dell’artista sudcoreana JeongMee Yoon. Incuriosita dalla spiccata preferenza di sua figlia per il colore rosa, ha messo insieme peluche, bambole, giocattoli, libri ed accessori rosa della sua bambina di 5 anni e li ha fotografati nella sua cameretta.

Dopo essersi resa conto che la preferenza per questo colore é di fatto comune a bambini di gruppi etnici e culture differenti, ha deciso di fotografare anche bambine di altri paesi, alcune a distanza di anni, come le gemelline Lauren e Carolyn.

Le vediamo nel 2006, così piccole da confondersi tra i pupazzi, perse in un mare di vestiti ed accessori rosa, alcuni dei quali assolutamente inutili, come il boudoir di plastica sulla sinistra. Le rivediamo tre anni dopo nella stessa cameretta dalle pareti verde pisello, in uno spazio saturo di oggetti e pressoché monocromatico.

Nel tripudio di abiti, nella ridondanza di accessori (tre paia di ciabattine a testa, due delle quali col tacco) manca l’aria. L’assenza di spazio è palpabile.

Quello che angoscia è il monocromatismo delle immagini e, più che la dominanza di un unico colore, l’assenza di tutti gli altri.

Secondo lo psicologo svizzero Max Lüscher, i colori sono emozioni dirette, una porta sul mondo interiore delle persone.  Scegliamo o rifiutiamo un colore in base al nostro stato psicofisiologico, Quindi, in base alle preferenze e ai rifiuti, e’ possibile dedurre lo stato psichico e fisiologico della persona. Nel test dei colori Lüscher le combinazioni con cui i colori possono essere scelti sono numerosissime ed e’ dall’analisi delle varie inter-relazioni che emerge l’individualita’ del soggetto.

La preferenza di molte bambine per lo stesso colore e la permanenza di questa preferenza nell’arco dell’intera infanzia allarmano non tanto perché quel colore è il rosa, ma per l’omologazione e la rinuncia ad esprimersi con tutti i colori, al variare dell’età o anche del proprio stato d’animo.

I colori sono associati ai generi in modo convenzionale e nello specifico, i binomi rosa-femmina e azzurro-maschio sono un’invenzione dell’ultimo secolo ed il risultato di un curioso rovesciamento delle convenzioni precedenti. Un tempo il rosa era un colore associato al maschile, essendo una versione annacquata del rosso, colore tradizionalmente associato al concetto di potenza. Il blu al contrario era associato al femminile e le numerose Madonne dal mantello blu lo confermano.

Nel 1914, The Sunday Sentinel, un giornale americano raccomandava alle mamme di usare il rosa per i maschi ed il blu per le femmine nel rispetto delle convenzioni.

Successivamente la moda e la pubblicità, con l’immenso potere di influenzare i gusti dei consumatori hanno imposto questi due colori come standard di genere. Anche se i ragazzi non hanno una preferenza marcata per il blu, si ritrovano circondati da oggetti e vestiti blu, per il semplice motivo che é ciò che trovano nei negozi.

Le foto di JeongMee Yoon sollevano altre domande. Nella prima foto é evidente che, vista l’età, le cose rosa di Lauren e Carolyn sono state acquistate da altri, genitori o adulti in genere, i quali hanno scelto, si fa per dire, l’ennesima cosa rosa in un negozio dove la merce in vendita é divisa per genere, cose rosa e cose blu. Viene da chiedersi allora se la supposta preferenza delle bambine per il colore rosa possa davvero dirsi spontanea o sia indotta dalla sovraesposizione ad un modello stereotipato di femminilità creato per vendere e rappresentato visivamente, e proprio per questo accessibile a qualsiasi età, dal colore rosa.