Unioni Civili, cosa sta succedendo a Gubbio?

Nel2002 a Gubbio venne istituito il registro delle unioni civili un atto che, come ricorda Aurelio Mancuso sul Manifesto del 26 gennaio scorso, in Italia ha soltanto un indirizzo di ordine politico in assenza di una vera e propria legge che le regolamenti.

Assenza che per altro pone l’Italia, come in tanti altri campi, ad essere fanalino di coda nella corsa a diventare un paese un minimo civile.

Ma se il valore dell’istituire un registro di questo tipo è appunto politico, lo è ancora di più la decisone di chiuderlo.

Ed è esattamente quello che è successo nei giorni scorsi nel consiglio comunale della cittadina Umbra.

Il sindaco di Gubbio, Diego Guerrini, ha infatti votato, insieme ad alcuni esponenti della sua maggioranza, un ordine del giorno presentato da un consigliere della minoranza di centro destra che chiude il registro.

Un fatto gigantesco, enorme che fa fare un salto indietro a tutti quanti, però?

Però di questo non si legge nulla, se non una colonnina nelle pagine interne del Manifesto, lo si relega a fatto di cronaca locale.

Credo invece vada ribadito per quello che è, un atto politico che nel non venire recuperato e rilanciato viene volutamente fatto passare in sordina come un problema di poco conto.

Il punto non è quindi, l’orrenda decisione del sindaco di Gubbio, quanto piuttosto l’approccio alla questione che viene usata e strumentalizzata sul piano mediatico in una sola direzione.

Basta pensare a quanto clamore si solleva ogni volta che alla comunità lgbt viene riconosciuto un diritto o uno spazio di democrazia, quanti scudi vediamo alzarsi da parte del mondo: politico, sociale e religioso.
Ogni istituzione di un registro è condita di giornate e giornate di dichiarazioni sulla stampa di presunti difensori della morale, quando però la cosa va nell’altro senso tutto si riduce ad un articoletto.

Sarebbe ora di pretendere da chiunque si candidi a rappresentarci un’intransigenza bidirezionale, che non si fermi ai proclami ma che si faccia carico di fare battaglie anche di difesa.

E in questo non dico che non ci siano alzate voci per  condannare la scelta, però tutto si è fermato lì, dichiarazioni e sdegno e poi più nulla tutto avanti come prima, che tanto i problemi sono altri…

 

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