La trasmissione “Cambio vita – Mi trasformo” . La chirurgia estetica cambia davvero la vita?

Cambio vita: programma tv

Quando il Digitale terrestre regala nuove prospettive,  ovvero considerazioni sulla trasmissione “Cambio vita – Mi trasformo” in onda sul Cielo TV canale 26

Qualche sera fa, in cerca di un canale che mi offrisse un po’ di conciliazione al sonno, mi sono imbattuta in una trasmissione che il sonno me lo ha fatto passare.

Si tratta di un programma sulla chirurgia estetica dal promettente titolo: Cambio vita-mi trasformo, in onda su Cielo TV canale 26.

La trama

Un’avvenente Natasha Stefanenko presenta la persona che ha deciso di cambiare vita (in verità di cambiare aspetto) ricorrendo alla chirurgia estetica. La persona – una donna- lamenta problemi relazionali, di fiducia in se stessa, di incomprensioni con il partner, adducendo come unica motivazione un problema di ordine estetico. Seno troppo piccolo, fianchi troppo larghi. La donna viene mostrata nuda, con un accappatoio aperto che svela in effetti la “gravità del problema”, un’impietosa inquadratura si sofferma sul seno e poi sui glutei, oltrepassando la linea ormai sottile fra il buon gusto e il pudore.

Gli esperti

Poco dopo entrano in scena due personaggi cruciali: il chirurgo estetico che dovrà risolvere il problema e la psicologa che accompagnerà la paziente nel percorso di cambiamento.

Il chirurgo falsamente ammiccante e affabile incontra allora la signora e con una semplificazione che ha dell’incredibile analizza la situazione ridisegnando con un bel pennarello rosso le linee che intende modificare direttamente sulla pelle della signora, completamente rapita dalle promesse miracolose di un seno turgido e un fianco snello. Poi di corsa a fare due esamini di controllo, tanto per verificare lo stato di salute della paziente prima di procedere con la fase due, il colloquio con la psicologa. La professionista della psiche, rassicurante anche lei, riceve la signora, le chiede due cosine della sua vita, e di fare un disegnino che la rappresenti sotto la pioggia. La paziente disegna con impegno una figurina infantile sotto due gocce di pioggia ed ecco che il profilo psicologico della paziente è tracciato: non avendo disegnato un ombrello, la signora non affronta con consapevolezza le difficoltà della vita e tende a soffocare la rabbia. La soluzione è non reprimere, ma buttare fuori le emozioni. Semplice no?

Ecco fatto. La paziente è pronta, idonea, preparata per affrontare tutto quello che verrà dopo.

Comprendo che i tempi televisivi non permettano approfondimenti medici e psicologici più realistici ma qui la sensazione che si ha è veramente la semplificazione, la banalizzazione, lo svuotamento di ogni senso rispetto a quello che lo spettatore vedrà nella seconda parte del programma.

L’intervento

Si entra nel vivo, sarebbe meglio dire nella carne viva, sì perché è il momento dell’intervento. Nudo e crudo. Viene ripreso l’ingresso nella clinica privata, la stanza nella quale la paziente entra con lo stesso spirito di chi entra in una stanza di hotel per fare un soggiorno in una spa, poi la discesa in barella verso il blocco operatorio, mezza rintontita dall’anestesia. Il chirurgo arriva in moto, disinvolto e autorevole incontra la sua equipe, uno staff di giovani medici (tutti uomini) che andranno ad operare di lì a poco. Breve brifing di staff: tagliamo qui, riempiamo là, aspiriamo qui, tiriamo su là. Tutti sanno quello che devono fare, il clima è amicale, il chirurgo fa battute (che non fanno ridere nessuno) la paziente ormai è andata sotto i colpi dell’anestesia. E’ pallida, ha l’aspetto provato nonostante sia truccata come per uscire il sabato sera, sdraiata lì sotto una coperta di alluminio dorato, in attesa dell’intervento, sembra proprio una malata come tante che attendono inermi di subire un grosso intervento.

La fase che segue è a dir poco allucinante: bisturi che incidono, sangue che fuoriesce, grasso aspirato, protesi infilate insomma roba da far impallidire Dario Argento e soprattutto da far dimenticare che lì sotto ai ferri c’è un essere umano, e non un trancio di manzo.

Ovviamente l’intervento è riuscitissimo, tutti si complimentano con tutti, sì certo ci vorranno una quindicina di giorni affinchè la paziente si riprenda, ma ci sono gli antidolorifici e poi infondo dopo ci sarà la realizzazione di un sogno: due seni 3° C e due fianchi da vent’enne!

La discesa sul Red Carpet

Per il gran finale la signora nuova di trinca (in realtà non si direbbe, ma tutto sembra fatto per farci credere che sia irriconoscibilmente bella) viene ricevuta dall’affettuosissima e maledettamente bella Natasha Stefanenko, che la veste, la trucca, la pettina per poi farle scendere la gradinata di una bella villa Palladiana dove i suoi cari commossi e ammirati la aspettano per festeggiarne la nuova bellezza.

Ecco, la tristezza di vedere l’incerta discesa della signora, agghindata e riconfezionata mi ha convinta a scrivere queste pagine.

Qualche considerazione sui contenuti e sui messaggi veicolati (pericolosamente) da questo programma:

I sogni son desideri….

Partiamo dal titolo: Cambio vita, mi trasformo.

Come se cambiare vita significasse cambiare aspetto. Come se la trasformazione fosse esteriore e non interiore. La parola che ricorre con maggiore insistenza durante tutta la trasmissione è: SOGNO. La paziente vuole realizzare un sogno, finalmente sta per avverarsi il sogno. Già questo è agghiacciante. Tutto il programma ruota attorno alla convinzione che la risoluzione di ogni problema, l’appagamento di ogni desiderio, trovi la sua soluzione nella chirurgia estetica.

Il superficialissimo tentativo di infilare nella trasmissione la parentesi della consulente psicologica, non solo banalizza ancora di più l’idea che i problemi, le difficoltà abbiano a che fare con altro che non sia esclusivamente il nostro aspetto esteriore, ma rafforza l’idea che raddrizzando un naso o aumentando la taglia di un seno la psiche, appagata, seguirà e starà meglio e che anche le relazioni con gli altri con quel ritocco beneficeranno di nuova linfa vitale. Il marito ritroverà il desiderio sessuale, la complicità dei giovani amanti i cui corpi si cercano viene mostrata a testimonianza del fatto, che in fin dei conti, un po’ di sofferenza valeva bene la posta in gioco. Anche i figli della paziente sostengono la scelta della madre e con sguardo ammirato e affettuoso, smettono di essere figli e diventano spettatori complici. Sembrano non aver capito che mamma va a farsi rifare il seno perché li ha allattati o la pancia perché le gravidanze la hanno deformata al punto che non si sente più donna.

Cliniche private

Una cosa che appare subito chiara è che la trasmissione paga le spese dell’intervento di chirurgia estetica. Il tutto senza mai parlare di prezzi, di costi, di spese. Il pacchetto completo viene erogato con generosità, senza badare a spese.

Cosa viene chiesto però in cambio alla protagonista della puntata? Le viene chiesto di esporsi nuda, di esibire il proprio corpo imperfetto davanti alle telecamere, agli occhi curiosi degli spettatori. Le viene richiesto di essere seguita dalle telecamere in ogni istante dell’intervento. Dalla preparazione all’operazione, dalla degenza alla rinascita. Appare evidente dai brevi scorci di vita privata della paziente che quel tipo di intervento in tutta probabilità non avrebbe potuto permetterselo.

Non si tratta di ricche signore dell’alta società che vanno a rifarsi ogni tre per due, ma di persone di ceto medio-basso per le quali interventi di questo tipo solitamente rappresentano spese eccessivamente elevate rispetto al budget dell’intera famiglia. Ecco l’inganno confezionato ad arte, ecco il ricatto del capitalismo che usa ancora una volta coloro che non avrebbero normalmente accesso a questo tipo di “servizio” per generare altri introiti, mascherando il tutto in beneficienza mediatica. La clinica privata, dove tutto è tecnologicamente avanzato stride con le immagini degli ospedali pubblici a cui normalmente i pazienti hanno accesso, la benevolenza e finta simpatia del chirurgo mal nascondono la distanza sociale incolmabile fra quel medico e quel paziente, la villa Palladiana affittata per il gran finale stona talmente tanto con i luoghi al quale la protagonista è abituata da creare un totale straniamento, spaesamento.

La donna catapultata in un mondo non suo è diventata così manipolabile, docile, remissiva da obbedire perfettamente allo script televisivo previsto per lei dalla produzione. Non si lamenterà mai del dolore, delle ferite, dei tagli, dei punti, ma sarà grata ai suoi benefattori e non smetterà di ringraziare coloro che hanno realizzato il suo SOGNO.

L’umiliazione

Siamo ormai abituati alla tecnica televisiva che consiste ad umiliare i concorrenti in ogni forma e misura. Gli esempi non mancano a testimoniare il fatto che la tecnica ormai consolidata dell’umiliazione, dell’esposizione impietosa delle debolezze, dei difetti, delle fragilità funziona e fa alzare lo share. Questa trasmissione però supera un limite: quello del corpo, o meglio, della carne del corpo. La paziente viene mostrata su uno sfondo bianco in accappatoio e mutande. Ogni difetto o imperfezione viene rivelata della telecamera che si sofferma. Durante l’intervento poi la carne viene tagliata, sezionata, il tutto mentre ovviamente la paziente è incosciente, sotto l’effetto dell’anestesia.

La parte post operatoria è altrettanto fastidiosa nel mostrare drenaggi, cateteri, punti di sutura. E’ il picco della disumanizzazione. Il punto in cui il corpo smette di essere umano e diventa puro oggetto di speculazione, di morbosa curiosità. A rafforzare l’impressione che tutta questa macelleria non ha nessun un intento medico/scientifico, ma che fa parte dell’inganno televisivo, il fatto che la sofferenza fisica, del tutto evidente vista l’invasività delle tecniche operatorie praticate, venga completamente eliminata nella sapiente narrazione dell’intera puntata.

A dimostrare la disonestà del programma, nessuno mai parla dei rischi che gli interventi comportano, che i decorsi post operatori siano lunghi e dolorosi, e mai viene fatta menzione delle possibili complicazioni e limitazioni che la chirurgia estetica potrebbe comportare. Il gran finale poi in tutta la sua crudeltà mostrerà ancora una volta la bellissima conduttrice, perfetta, algida, probabilmente non ritoccata ma bella di suo che giubila affettuosa come una sorella alla vista della paziente che con un finto stupore non smette di ripeterle: sei bellissima, sei bellissima, sei bellissima!

Poco importano ormai l’umiliazione, la sofferenza fisica, la disumanizzazione…del resto si sa…un vecchio detto diceva: se tu bella vuoi apparire….un “poco” devi soffrire.

 

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